Un tridente da abbattere

Pescara – Saranno stati i decenni di fine secolo scorso e inizio dell’attuale: la compagine politica amministrativa dell’epoca, non solo locale, si dilettava nel disegnare e realizzare le infrastrutture portanti dello sviluppo futuro delle popolazioni del medio adriatico, in particolare nel tratto compreso tra Montesilvano e Francavilla. Certe domeniche qualcuno abusivamente invadeva in bici i cantieri chiusi, lasciando tracce bianche sull’asfalto nero, in particolare lungo l’asse attrezzato interno e lungo tratti della circonvallazione.

Della stessa epoca la sopraelevata dell’asse attrezzato, che oggi corre sulla golena sud del fiume Pescara, fin quasi al mare, come anche lo svincolo dell’allora tratto terminale nord della circonvallazione, a Santa Filomena. A sud invece i Verdi di allora si opponevano alla realizzazione di uno degli anelli dello svincolo a trombetta, un pezzo del tratto terminale verso Francavilla della circonvallazione, che doveva “atterrare” sull’ex comparto 5 della Pineta, oggi Riserva Dannunziana, per accogliere il traffico proveniente da Pescara.

Tre infrastrutture viarie protese verso il mare: i vecchi tratti terminali della circonvallazione a sud e a nord di Pescara e la sopraelevata dell’asse attrezzato. Un tridente viario di alta classifica che forse aveva una sua ragione d’essere all’epoca, tra l’altro in funzione di una logica e di una visione di sviluppo urbano, tutto basato sulla motorizzazione privata, che in un futuro molto prossimo potrebbe venir meno nella sua fondatezza. Già il prolungamento a nord e a sud della circonvallazione hanno drenato quelle uscite del traffico locale, sia in entrata che in uscita, e quindi l’imponenza delle opere e le relative capacità potenziali di trasporto oggi risultano in eccesso. Basterebbero dei collegamenti a raso per soddisfare l’attuale domanda, su tracciati tra l’altro già esistenti.

Stessa cosa si può dire per la sopraelevata dell’asse attrezzato. Infatti con l’avvento del Ponte Flaiano, anche questo comunque mirato ad agevolare l’ingresso delle auto in centro città, il flusso di traffico si è ridotto e le file maggiori si creano proprio sulle rampe presenti all’altezza delle Torri Camuzzi.

Ma oggi c’è una novità. Un nuovo scenario si affaccia all’orizzonte: la mobilità sostenibile, a cominciare dal trasporto pubblico di massa, treno e bus, fino a formule di sharing mobility, che già ora si cominciano ad intravedere, e alla bicicletta, dall’interno dentro la città ma, con l’itermodalità, anche fuori. All’interno di questo scenario c’è ovviamente anche la micrologistica sostenibile. Questo sarà il futuro prossimo venturo. E se non lo assecondiamo, ne saremo sopraffatti.

A tal proposito tornerebbe utile rilanciare una recente iniziativa programmatica, da troppo tempo ferma al palo, relativa alla istituzione  di una associazione di comuni dell’area metropolita del medio adriatico (da 6 a 10 comuni, ben oltre la Nuova Pescara), nata con l’obiettivo di costituire una agenzia per la mobilità di area vasta capace di governare ed indirizzare il rapporto tra domanda e offerta di mobilità di caratterizzerà questo territorio nei prossimi anni. Non possiamo più solo parlare di veicoli che si spostano, ma di persone che devono soddisfare esigenze, di cui bisogna indagare le ragioni, i tempi e il contesto. A tutto ciò vanno ricondotte le tematiche ambientali, sociali, nonché economiche, di cui spesso ci si dimentica, strada facendo.

Alla luce di queste considerazioni c’è da chiedersi se in un futuro immediato questo “tridente viario infrastrutturale” abbia ancora senso o se non valga la pena, da subito, di mettere in cantiere l’idea di rimuoverlo, abbatterlo, per restituire alla  città, alle città e ai suoi cittadini, un pezzo del proprio territorio, a cominciare da un fiume la cui sponda destra è da decenni sepolta da una coltre di oltre 50 pilastri di cemento armato.

Ma le ultime notizie ci fanno leggere in chiaro scuro lo scenario futuro: il tratto terminale della circonvallazione andrà giù, ma in compenso l’asse attrezzato verrà prolungato fino al porto. La voglia di protagonismo e gigantismo infrastrutturale è dura a morire!