Sbagliando s’impara. Ma non sempre, a quanto pare!

Era metà febbraio. L’intervento della pista ciclabile su Via della Pineta era stato anche mediaticamente annunciato, anticipando, come recitava un comunicato ufficiale, la promiscuità dell’uso della strada e delle bici: “Sarà possibile realizzare in mezzo alla strada la pista che, appunto, correrà in sede promiscua, con un doppio senso di marcia, senza alcuna difficoltà, come consentito anche dal Codice della Strada”.

Tutto ok: dirigente, progettista, direttore dei lavori e impresa si erano parlati carte alla mano. Il primo giorno di cantiere emergono, però, grandi perplessità: il sindaco chiede chiarimenti al Dirigente Mobilità (ma sbaglia perché è quello Lavori Pubblici) che chiarisce che le parti non si sono capite, nonostante l’impresa avesse realizzato proprio il progetto disegnato sulla carta.

Così il Sindaco racconta quello che avviene dopo (dal suo profilo FB): “In fondo quella segnaletica così effervescente cominciava a piacermi, può darsi che fra dieci anni, quando le biciclette saranno protagoniste assolute della strada, ci accorgeremo che quei disegni erano troppo avanti. Mezza giornata a tinteggiare, mezza giornata a scarificare e a ripristinare l’asfalto nuovo. I tecnici hanno riconosciuto l’errore, l’hanno eliminato a costo zero per l’amministrazione e per i cittadini, questa volta non ha pagato Pantalone. Le polemiche le lasciamo agli altri, noi facciamo le cose…e quando vediamo che sono fatte male, perché può succedere, le sistemiamo velocemente”.

E veniamo a Via Pàntini. Questa volta le carte sono parecchie e dicono cose tra loro confuse e contraddittorie. L’impresa e il progettista sono diversi, ma il Dirigente e il Sindaco sono gli stessi. E sembrano del tutto convinti della bontà delle carte, soprattutto quelle più vecchie, su cui fanno totale affidamento. Peccato che quelle di progetto, l’esecutivo, siano del tutto in contrasto con quanto ci si aspetta da interventi all’interno di una riserva naturale.

A chi chiederà conto oggi il Sindaco di questo progetto per “sistemare velocemente le cose”? Al Dirigente Lavori Pubblici, a cui in più occasioni è scappato di affermare che mai e poi avrebbe ripreso la pratica per cambiare qualcosa? Al progettista, a cui sono state passate le indicazioni di dettaglio ma a cui non è venuto nessun dubbio sulla loro correttezza? Al Direttore dei Lavori che deve controllare che le opere corrispondano al progetto che non è di tutela e men che meno di valorizzazione dell’area protetta?

Il problema è che il progetto di questa nuova strada non prevede quattro linee e due colori spalmati sull’asfalto, ma l’abbattimento di alberi secolari che mai potranno essere recuperati. In questo caso occorrerebbe assumere una “decisione politica” in una direzione o nell’altra: o riconoscendo che è stato commesso un errore “politico” oppure assumendosi la responsabilità di questa scelta e possibilmente giustificandola.

L’intervento è in contrasto con l’essenza stessa del Piano di Assetto Naturalistico, mai evidentemente considerato, tanto a livello comunale quanto regionale. La nuova strada, parallela a quella esistente, “taglia” nuovamente la Riserva naturale, istituita nel 2000, ma il cui piano di assetto naturalistico è stato approvato 18 anni dopo. Dalla sua approvazione alla pubblicazione sul BURA, passaggio necessario all’efficacia del piano, sono passati altri tre anni. La pubblicazione, guarda caso, è avvenuta solo pochi giorni fa!

Il mondo degli ambientalisti, e non solo, si era immediatamente allarmato quando, durante una seduta della Commissione comunale, erano apparse le eloquenti carte progettuali, mai viste prima da alcuna/o. Perplessità e dubbi che invece, evidentemente, non sono mai emersi tra chi, dentro i Palazzi, ha per anni ripreso, rivisto, integrato, adottato e approvato il Piano e poi commissionato la redazione del progetto della strada.

Ma appunto, come e quando è maturata la scelta di realizzare la strada non utilizzando l’attuale via Pàntini? Se occorreva ampliarla perché non si verso l’esterno della riserva come, tra l’altro, previsto nel Masterplan del Polo della Cultura e della Conoscenza, approvato dal consiglio comunale nel 2018?

Si è ancora in tempo per evitare di commettere un fatale errore. Il primo passo sarebbe quello di fermare i lavori e davvero ascoltare le associazioni e le persone. Nel frattempo magari si potrebbe anche nominare gli organi di governo della Riserva, affidando loro il ruolo di mediazione istituzionale che sarebbe loro proprio.