La parola fondamentale resta “prevenzione”

Sono stati giorni di dolore, sgomento e indignazione per quanto è successo alla nostra Pineta.

È stato già detto molto in questi giorni, ma la parola fondamentale resta “prevenzione”. Certo, è anche importante perseguire i responsabili, ove vi siano e quando sia possibile scovarli. Cosa molto difficile purtroppo.

Molte delle reazioni a caldo puntano il dito contro i piromani, che si vorrebbe mandare al rogo, e ipotizzano intenti speculativi, legati a presunti interessi edificatori. Tutto è possibile, naturalmente, ma occorre ricordare che la legge italiana prevede che i terreni percorsi dal fuoco, con alcune specifiche, non possano essere oggetto di mutamenti di destinazione d’uso per i 15 anni successivi. Il movente di questi piromani dovrebbe quindi muovere da un disegno davvero a lungo termine.

Dietro all’approccio “impicchiamo il piromane” e “c’è un disegno mafioso” si cela un pericolo. Quello solito e molto diffuso di attribuire a qualcun altro, al mostro di turno, una serie di responsabilità che sono di tutti e ciascuno di noi.

Il rogo della Pineta è stato il più eclatante di decine di focolai più e meno gravi di domenica, favoriti certamente da condizioni climatiche estreme (temperature elevatissime e intenso scirocco). Condizioni, purtroppo, cui dovremo sempre di più abituarci. L’effetto dei cambiamenti climatici è ormai quasi quotidianamente davanti ai nostri occhi. È evidente che questi fenomeni possono essere fronteggiati solo adottando politiche di riduzione dell’impatto umano sull’ecosistema. Intanto, però, le foreste e i parchi bruciano.

Interno del cd comparto cinque.

E allora? Allora è il momento di dire che vi sono politiche pubbliche da adottare e comportamenti individuali che non possono essere più tollerati. L’assenza di controlli e di efficaci misure preventive è la responsabilità delle istituzioni pubbliche. Oltre a quanto osservato sopra, quante sono ancora in giro per l’Abruzzo, persino nei parchi nazionali, le “feste” a base di “fuochi d’artificio” nei pressi di boschi?

Ma poi, o forse prima, c’è la responsabilità individuale. Quante le feste private in cui ci si improvvisa artificieri? O i “falò” nei boschi e nei parchi? Quante le persone che gettano via la “cicca” come se fosse la cosa più naturale del mondo? Basta passeggiare per la città, tappezzata di questi “rifiuti”, per rendersene conto.

Ebbene, questo insieme di cose, direttamente e indirettamente, è probabile causa di molti più incendi – o comunque di conseguenze più devastanti – del “piromane” di turno, spesso fantomatico o introvabile.

Il fatto è che, come sempre, il cambiamento delle politiche pubbliche e dei comportamenti individuali costa fatica, impegno duraturo e spesso impopolarità.

Da questo punto di vista la prevenzione degli incendi assomiglia molto alla sicurezza stradale o alla mobilità sostenibile. Cose fondamentali per aumentare la nostra qualità della vita, ma che non fanno vincere le elezioni.