L’impronta ambientale comunale

L’overshoot day italiano quest’anno è capitato il 13 maggio, un giorno prima del 2020. Quello mondiale, qualche giorno fa, il 29 luglio, mentre nel 2020 è stato il 22 agosto.  Non c’è niente da fare: l’overshoot day, il giorno in cui la specie umana consuma le risorse che il Pianeta mette a disposizione per l’anno in corso viene sempre prima, il che significa intaccare  quelle future, destinate alle generazioni che devono ancora venire, ma che ormai nell’immediato siamo anche noi. Bisogna fare qualcosa, subito.

E quali sono le iniziative che l’Amministrazione comunale di Pescara ha messo, sta mettendo o metterà in campo per ridurre la propria impronta ambientale e per contribuire, quindi, a spostare in avanti la fatidica giornata?

Anche a voler scorgere tra le righe della comunicazione istituzionale qualche elemento di riferimento, si fa fatica a individuarne di significative.  Mentre appaiono nettamente evidenti quelle che vanno in direzione opposta. Proviamo ad analizzare qualche ultimo accadimento, a partire da quello più recente e drammatico che nella percezione comune richiama il tema dei cambiamenti climatici: il rogo della riserva dannunziana.

Qual è il grado di attenzione che le singole amministrazioni hanno riservato a quest’area protetta dall’anno della sua istituzione, il 2000? Potremmo anche analizzare i singoli mandati, ma per esigenze di sintesi ci concentriamo su alcune date: il 2000 con una prima stesura del PAN, il 2008 in cui viene aggiornata e riformulata una ulteriore bozza del PAN, e il 2018, dieci anni dopo, con l’adozione e definitiva approvazione dello stesso. Venti anni per avere a disposizione il relativo strumento normativo e regolamentare di gestione (e poi la Regione pubblica l’atto sul BURA addirittura l’anno dopo).

Il Comune, individuandone una chiave interpretativa assolutamente arbitraria, per applicarlo comincia  del confine sul lato di via Pàntini, ma per realizzare una nuova strada, il tratto sud del Pendolo, addirittura all’interno della Riserva. Con un blitz crepuscolare mattutino l’impresa incaricata, sotto l’occhio vigile e attento del dirigente lavori pubblici,  provvede al taglio di tutti gli alberi presenti lungo il tracciato. Poi i lavori si fermano.

Dove non sono arrivate la motosega e la benna di una ruspa, arriva il fuoco di pochi giorni fa, a fare spazio all’asse stradale. Ma gli alberi lungo il tracciato resistono eccome, sono tutti li, vivi e vegeti! Bisognerà abbatterli!!!

Si, perché nonostante la tragedia “ambientale”, l’Amministrazione non si scompone e mentre apre una  raccolta fondi per ripristinare l’area protetta (senza che esista un progetto), abbatterà grandi pini e querce residui per realizzare la nuova strada, dove passeranno circa un milione di auto l’anno. Auto, si quelle che vanno a benzina e gasolio, cioè combustibili fossili.

E’ chiaro il collegamento? Giù gli alberi che catturano CO2 e emettono ossigeno; avanti invece con le auto, che producono CO2 che a sua volta produce effetto serra!

E veniamo ad un secondo accadimento: Via Marconi. Poco si sa dell’opera, se non di recente il fatto che la strada avrà 4 corsie e quindi, se non fosse per certi numerosi parcheggi, assumerà in sostanza una connotazione simil-autostradale. In pieno centro urbano e sulla stessa carreggiata troveranno uguale opportunità d’uso sia le corsie (riservate?) per il BRT che quelle per le automobili, con tanti parcheggi. Quindi, dove si offre la mobilità sostenibile (l’ambito progettuale è quello della Strategia Sviluppo Urbano Sostenibile – SUS) si aggiunge quella insostenibile, delle auto, a cui si da anche il vantaggio di più parcheggi. Per fare tutto questo si riducono le dimensioni dei marciapiedi dove dovranno arrangiarsi i pedoni, alla base della piramide della mobilità sostenibile, e su sui si affacceranno sempre meno gli esercizi commerciali, a partire da quelli della ristorazione veloce costretti ad inventarsi  improbabili parklet tra un albero e l’altro. Di mobilità ciclistica in via Marconi non vi è traccia!

Questo lo scenario, che potremmo ulteriormente arricchire, che vede decisamente promossa la mobilità insostenibile per il prossimo decennio, fino al 2030, e in cui proprio non riusciamo ad individuare nessun cambio di direzione.

Se, come prevede il PUMS  recentemente approvato in Consiglio, l’obiettivo è di ridurre la componente modale del traffico motorizzato privato del 50% di qui a breve, non certo al 2050, qualcosa non torna a livello applicativo: l’impronta ambientale di questa amministrazione comunale, e quindi di questa città, che sta prendendo forma sul terreno della pianificazione futura non sembra affatto leggera, anzi pericolosamente ingombrante e profonda!