L’ambiente e le città ai tempi del Coronavirus

Cos’altro accade nel mondo oltre al transito del coronavirus? In effetti sul grande canale della comunicazione televisiva, completamente presa dai numeri dei contagiati, dei decessi e dei guariti, poco o nulla passa sulla portata ambientale dell’evento.
Ma su altre frequenze comunicative, ad esempio del web, comunque faticosamente da consultare, parecchie riflessioni cominciano a farsi strada. Non tanto sul collegamento tra virus e inquinamento atmosferico (polveri sottili carrier, cioè vettori, o boost, cioè impulso, della sua rapida diffusione), su cui vi è già più di una divergenza tra studiosi e ricercatori (ma il solo fatto che se ne discuta è meglio del silenzio), quanto sulle conseguenze degli effetti fisici della drastica riduzione delle attività umane, trasporti in primis.
E’ di queste ore la pubblicazione su The Guardian, di una riflessione di Jonathan Watts and Niko Kommenda sugli effetti della riduzione degli inquinanti presenti in atmosfera avvenuta in concidenza con la pandemia (Coronavirus pandemic leading to huge drop in air pollution) ed in particolare del biossido di azoto (NO2).
La ricognizione periodica dei satelliti dell’ESA (European Space Agency) sui distretti (cluster) urbani e industriali cinesi e europei “contagiati” delle ultime sei settimane confrontate con lo stesso periodo dello scorso anno mostra situazioni di immediata lettura (e interpretazione, credo).
Le immagini dinamiche sono eloquenti e i due autori, citando sempre gli esperti dell’ESA, dicono che si tratti del “più grande esperimento (potremmo dire mondiale,) mai fatto in termini di riduzione di emissioni industriali” (largest scale experiment ever in terms of the reduction of industrial emissions).
Da dove venga il biossido di azoto è facile reperirlo sul web (processi di combustione da fonti fossili) come anche cosa faccia al nostro apparato respiratorio (danni causati: in relazione alle sue caratteristiche di gas tossico irritante per le mucose e responsabile di alcune patologie a carico dell’apparato respiratorio (bronchiti, allergie, irritazioni), come il CO, il NO2 agisce sull’emoglobina, ossidando il ferro in essa contenuto, che perde la capacità di trasportare ossigeno – Arta Abruzzo).
Gli autori poi si interrogano anche su quale possa essere l’utilità di questa lettura comparata. Nel loro articolo, Paul Monks, professore di inquinamento atmosferico all’Università di Leicester, interpellato al riguardio afferma: “Stiamo osservando ciò che potremmo vedere in futuro se potessimo passare a un’economia a basse emissioni di carbonio“.
Di questo grande esperimento mondiale, e quindi locale, bisognerebbe far tesoro. Ma non solo sul fronte atmosferico, ma soprattutto di tutta la biosfera. Quali sarebbero le condizioni di aria, acqua, suolo, vegetazione, fauna, ecc., se venisse eliminata ovvero drasticamente ridotta la pressione antropica basata, da neanche un secolo, sull’economia lineare su cui sono praticamente incardinate tutte le attività produttive umane? Oggi potremmo verificarlo.
Anche nella nostra città: l’aria, il fiume, il mare, la vegetazione, la fauna, e i profondi equilibri che tengono tutto insieme (a nostra insaputa e nonostante noi). Ma anche i trasporti, il commercio, il lavoro, la salute, la qualità della vità.
Molte di queste cose i satelliti non le vedono, ma noi le possiamo intuire guardando le immagini che nel tempo loro ci rimbalzano dallo spazio. Ce li abbiamo anche mandati apposta!