Riserva della Pineta Dannunziana e dintorni
La proposta di Coalizione Civica

L’incendio che ha investito parte della Riserva Dannunziana di Pescara ha “innescato” una serie di reazioni sull’onda dell’emotività e dell’emergenza. Terminata questa fase, ora si tratta di decidere, con il massimo di raziocinio possibile, cosa è necessario fare.

La proposta che avanziamo riguarda la gestione della Riserva e delle aree contermini in un contesto più ampio di mobilità e governo del territorio e come tale la indirizziamo all’amministrazione comunale e a tutte le forze sociali e politiche che abbiano voglia di confrontarsi con noi.

Il contesto urbanistico e della mobilità

A questo riguardo, un punto di riferimento utile è costituito dal Masterplan “Polo della Cultura e della Conoscenza”, se non altro perché è un atto di indirizzo approvato dal Consiglio Comunale e tuttora vigente.

In quest’ultimo, uno dei capisaldi progettuali è costituito dalla demolizione dell’ultimo tratto della circonvallazione (c.d. svincolo a trombetta), accompagnata dalla previsione di una fascia di protezione della Riserva estesa sino alla ferrovia e alla rinaturalizzazione e conseguente valorizzazione paesaggistica del Fosso Vallelunga. 

Si tratta, quindi, di due interventi che richiedono investimenti in opere e di una misura di disciplina d’uso dei suoli (variante PRG). Da quanto è dato sapere, l’opera di demolizione è anche prevista nella programmazione dell’ANAS, o almeno lo era. Per la rinaturalizzazione/ valorizzazione del Fosso Vallelunga, che avrebbe le potenzialità di assumere qui il ruolo di una importante infrastruttura ambientale, occorre reperire fondi di finanziamento.

La scelta della demolizione del suddetto detrattore ambientale e paesaggistico è naturalmente legata alle scelte sulla mobilità urbana ed extraurbana che si ritiene vadano portate avanti. Anche a questo riguardo riteniamo sia necessario fare riferimento all’impostazione e agli obiettivi del PUMS (programma urbana per la mobilità sostenibile) adottato dal Consiglio Comunale.

La questione specifica della mobilità nell’area della Pineta è venuta agli onori della cronaca per la realizzazione del collegamento che, sostituendo l’attuale Via Pàntini, consentirà di riunire il comparto 5 – oggi bruciato – al resto, eliminando l’ultimo tratto di via della Bonifica.

Al riguardo, anche per evitare in questa preziosa area (che comprende la Riserva) ulteriori sacrifici ambientali, la soluzione preferibile è quella di deviare la Strada della Bonifica verso sud-ovest e di riallacciarla al sistema viario di San Silvestro spiaggia. La nuova traccia che si vuole proporre parte dal punto di intersezione con via Pàntini, segue poi parallelamente per un tratto via Lago Isoletta nonché le storiche trame agricole, fiancheggia poi il piede di Colle Pineta (ovvero si pone a valle quel canale di drenaggio esistente che poi è l’infrastruttura idraulica utilizzata per la bonifica dell’area), attraversa l’impalcato ferroviario tramite un sottopasso esistente e quindi si riconnette a quel sistema viario con rotatorie, sostanzialmente esistenti, oltre il Fosso Vallelunga, nella zona di San Silvestro spiaggia. Questa deviazione, insieme all’abbattimento dello svincolo e dei pilastri, consentirebbe di ampliare ulteriormente la superficie dell’area protetta e di migliorare l’attuale assetto ambientale e paesaggistico. [v. planimetria allegata].

Una questione rilevante è anche il carattere di questa strada , che va completamente svincolata dalla vecchia idea del “pendolo”, la “superstrada” in città. Noi, oltre a trarre ispirazione dal PUMS, che pone precisi obiettivi di sostenibilità con l’abbattimento sostanziale del traffico automobilistico, proponiamo che il Comune di Pescara adotti una politica cosiddetta “Vision Zero”. Si tratta di un approccio, introdotto per la prima volta in Svezia negli anni Novanta del secolo scorso, che punta a ridurre a zero le morti sulla strada attraverso il concetto delle infrastrutture stradali e della mobilità come sistema complesso al cui centro vi è la persona. Nello specifico, la nuova traccia della Strada della Bonifica non dovrà avere caratteristiche molto diverse da viale della Pineta, oggi “zona 30” (in effetti solo con limite 30) con una pista ciclabile (purtroppo solo in parte) protetta e con in più corsie riservate per il trasporto pubblico. Lo scenario complessivo in cui questa idea si inserisce non può, quindi, essere quello dell’elevato traffico di veicoli che oggi attraversano l’attuale Strada della Bonifica a velocità sostenuta. Nella concezione “Vision Zero”, 50 km orari è una velocità sostenuta, perché ha un impatto che nella maggior parte delle circostanze uccide o provoca gravi lesioni.

Tutto il reticolo delle strade dell’area deve caratterizzarsi per quinte vegetali e tracciati esclusivi, come marciapiedi e piste ciclabili, accoglienti, sicuri e riservati da percorrere agevolmente a piedi o in bicicletta, soprattutto per garantire il flusso che già converge su queste strade adesso minori essendo senza sbocchi particolari.

La politica complessiva deve essere, dunque, quella di favorire modalità alternative all’automobile per l’ingresso in città da SUD e per raggiungere la Riserva Dannunziana  oltre che Villaggio Alcyone. A questo riguardo, oltre a bici e bus (rapid transit), rilanciamo l’indicazione contenuta nel Masterplan di realizzare una fermata ferroviaria in corrispondenza dell’area della Riserva, da denominare “Alcyone-Riserva Dannunziana”, che servirebbe al contempo come “ingresso” sostenibile alla stessa dalle località limitrofe  e accesso rapido al centro città. Questo è, tra l’altro, un obiettivo riconducibile alla Missione M3C1 – INVESTIMENTI SULLA RETE FERROVIARIA del PNRR, all’interno della quale sono previste apposite misure di finanziamento sia per il potenziamento dei nodi ferroviari metropolitani e dei collegamenti nazionali chiave sia per il potenziamento delle linee regionali. 

Per raggiungere questo obiettivo è necessario avviare rapidamente un tavolo di lavoro con le FF.SS. e la Regione Abruzzo.

Lo stesso tracciato che si propone della nuova arteria di collegamento tra l’area Universitaria/Giudiziaria e la Statale Adriatica risponde a criteri di sostenibilità urbanistica e ambientale e tiene conto della trasformazione in atto verso una diffusa residenzialità delle aree contermini.

È giunto ormai il tempo, in generale nel contesto urbano e in particolare per le strade che attraversano o lambiscono la Riserva, di ripensare il concetto di strada: non più come asse viario esclusivamente dedicato al transito delle auto, ma luogo di  incontro e socializzazione in cui la funzione del trasporto è certamente assicurata, ma magari da mezzi più aderenti ai principi della sostenibilità ambientale, come bus e bicicletta e, non ultimo, l’andare a piedi, salutare pratica fisica che sempre più persone stanno riscoprendo.

Da questo tracciato finale del Pendolo, reinterpretabile e quindi progettabile in chiave ecologica e di benessere,  potrebbe essere preso spunto per un intervento di riqualificazione di tutto l’asse viario, che è di collegamento di diversi quartieri residenziali, procedendo, in una sorta di contaminazione a ritroso, dalla Riserva per arrivare fino al Ponte delle Libertà. In tal senso si potrebbe realizzare un Raccordo Urbano Verde (RUV) in grado di tenere insieme gli aspetti urbani, sociali, ambientali e paesaggistici del territorio attraversato.

La Gestione della Riserva

Ciò che si può ritenere emerso in modo pressoché incontrovertibile è un problema di gestione della Riserva, che è un’area protetta, perché presenta elevati valori naturalistici, storici e paesaggistici, la cui peculiarità è di essere inserita in un contesto urbano e quindi più complessa da governare.

In ogni caso, non essendo un giardino o parco pubblico, non è possibile che, con tutto il rispetto, la sua gestione sia affidata al servizio manutenzione del verde urbano del Comune.

Le Associazioni riunite nel Coordinamento Salviamo gli Alberi di Pescara e la Stazione Ornitologica Abruzzese hanno ampiamente illustrato i problemi, che in sintesi vanno dall’assenza dell’ordinaria manutenzione alla completa inattuazione del piano di assetto naturalistico (PAN), del resto approvato solo di recente.

Il primo punto è, quindi, la forma gestionale. La soluzione in-house (domestica), impiegata dalle varie amministrazioni comunali, si è rivelata del tutto inadeguata. Le soluzioni possono essere varie, basta guardare alle altre riserve regionali, molte delle quali ricadenti nella “giurisdizione” di un solo Comune. Si possono individuare soggetti terzi (associazioni, cooperative) o istituire un ufficio ad hoc (una sorta di agenzia), ma il punto dirimente è che vi siano persone competenti su cui ricada una specifica responsabilità gestionale. All’interno di questa responsabilità gestionale rientrano i “servizi” che una Riserva (comunque un’istituzione pubblica) deve garantire. Tra questi vi sono quelli educativi, di ricerca, di sorveglianza, di manutenzione, di intervento attivo (in base a quanto previsto nel piano di assetto) per favorire la riconversione dei biotopi verso condizioni il più possibile vicine alla loro evoluzione naturale compatibilmente con il contesto in cui ci troviamo. Per fare un esempio – volutamente provocatorio – vi sono studi che dimostrano che, in certi ambienti mediterranei, il fuoco favorisce il mantenimento di un orizzonte vegetale a prevalenza di pino d’Aleppo, che alla lunga invece tende a essere sostituito da altre specie, come le roverelle. D’altronde il cosiddetto “prescribed burning” (fuoco regolamentato) è una pratica diffusa nel mondo e sperimentata anche in Italia, in particolare nelle riserve naturali. Questo solo per osservare che l’idea di intervenire con piani di emergenza, rigenerazione o come altro dir si voglia, non ha alcuna base scientifica.

Tra i suddetti servizi vi è anche la prevenzione e gestione degli incendi, che, al di là delle splendide previsioni che si trovano nei piani antincendio depositati nei cassetti delle amministrazioni, dipende anzitutto dalla quotidiana presenza dell’autorità di gestione della Riserva, dalla manutenzione ordinaria e straordinaria e da mezzi e risorse adeguati quando l’imponderabile accade.

In sintesi, al momento non servono sottoscrizioni, fondi straordinari, etc. Occorre avviare invece una corretta gestione ordinaria della Riserva (con fondi ordinari e non straordinari) e studiare accuratamente se, come e quando avviare interventi mirati nelle aree percorse dal fuoco. Fondamentale sarebbe, peraltro, assicurare alla collettività il comparto 1 dell’ex galoppatoio, questo sì inaccessibile, perché di proprietà privata. Qui, al limite, si potrebbero studiare forme di “proprietà collettiva”, a partire da un fondo vincolato, per esempio per creare in quel comparto una stazione di ricerca e di educazione ambientale.

In chiusura, la nostra proposta si articola nei seguenti punti:

  1. gestione della riserva individuando precise responsabilità (un’autorità di gestione) nell’attuazione del piano di assetto e nei controlli
  2. acquisizione anche con forme partecipative del comparto 1 (ex galoppatoio)
  3. riunificazione dei comparti 4 e 5 deviando la Strada della Bonifica verso sud-ovest e di riallacciarla al sistema viario di San Silvestro spiaggia, , un tracciato alternativo, esterno alla riserva, ovvero una strada “zona 30” 
  4. abbattimento dello svincolo “a trombetta” e ulteriore allargamento dell’area protetta .
  5. iniziativa, mediante il coinvolgimento delle FF.SS. e della Regione, volta alla creazione di una fermata ferroviaria della “Riserva” da denominare “Alcyone-Riserva Dannunziana”.
  6. progetto di rinaturalizzazione e conseguente valorizzazione paesaggistica del Fosso Vallelunga.

A cura di Stefano Civitarese, Mario Michetti, Giancarlo Odoardi, Ettore Vadini

Con la collaborazione del dott. arch. Luciano Nella