La città mancata dei 15 minuti

Alla c.a.

Sindaco – Assessore alla mobilità

Gruppi consiliari

e p. Organi di irnformazione

Nella cronaca cittadina tengono banco i lavori su via Marconi. Si parla di rotatorie, corsie, parcheggi. Di cittadini e (naturalmente) commercianti che protestano. Niente di nuovo rispetto all’ordinaria amministrazione dell’esecuzione di opere stradali di una certa rilevanza. Con l’aggravante di errori progettuali e frequenti ripensamenti. Eppure, dietro vi sarebbe molto di più. E che tutto si riduca alle solite scaramucce tra tifoserie avverse rattrista.

Entro questa strategia che mira(va) a fare di Pescara una città all’avanguardia per offerta di servizi in un contesto di sostenibilità ambientale, il collegamento tra il tradizionale centro città, da rigenerare attorno al Parco Centrale, e l’area della cultura e della scienza da potenziare attorno al Campus universitario è cruciale.

Vorremmo, allora, raccontare in quale contesto nacque l’idea di via Marconi asse centrale del trasporto pubblico a transito rapido (BRT). Si tratta, probabilmente, del perno centrale di tutta la strategia di pianificazione che assunse il nome di “Verso Pescara 2027” nell’ormai lontano – in termini politici – 2017.

Entro questa strategia che mira(va) a fare di Pescara una città all’avanguardia per offerta di servizi in un contesto di sostenibilità ambientale, il collegamento tra il tradizionale centro città, da rigenerare attorno al Parco Centrale, e l’area della cultura e della scienza da potenziare attorno al Campus universitario è cruciale.

Questo obiettivo è declinato nella “STRATEGIA DI SVILUPPO URBANO SOSTENIBILE DELLA CITTA’ DI PESCARA” (SUSS), il documento in base al quale le opere in corso di realizzazione in Viale Marconi sono state finanziate nell’ambito del POR FESR ABRUZZO 2014-2020.

Nel documento si legge che l’obiettivo fondamentale à “la realizzazione di un percorso protetto e “intelligente” dedicato ai mezzi pubblici che colleghi il Parco Centrale (ex Area di Risulta) con il polo universitario-culturale, la realizzare sistemi di telegestione per il monitoraggio degli autobus e traffico veicolare (software di gestione, portale ed app dedicata) e l’acquisto di autobus elettrici”.

Tale obiettivo è parte di uno più ampio, altro caposaldo della SUSS, la riduzione del traffico automobilistico del 50% entro il 2030, secondo il Piano urbano della mobilità sostenibile, anch’esso elaborato contestualmente a “Verso Pescara 2027”.

Nella SUSS, accanto alla realizzazione del BRT, si pone l’obiettivo del “potenziamento del sistema dei percorsi ciclabili: attraverso la creazione di un circuito di piste ciclabili concepito come un sistema metropolitano di mobilità alternativa dotato di ciclostazioni intelligenti”. In breve, il finanziamento europeo è giustificato da azioni che riducano drasticamente l’uso dell’auto privata.

Questi obiettivi sono stati poi “consacrati” nel piano regolatore generale attualmente vigente (approvato all’unanimità) e anche in questo caso coniugando il Parco Centrale con la zona universitaria.

L’art. 37 delle NTA contiene una sezione denominata PARCO CENTRALE” E AREE CONTERMINI. Tra queste si prevede un “Boulevard del Centro”, costituito dalle aree ricadenti in una fascia di circa m. 50, rispettivamente a Est e Ovest dell’asse viario che congiunge il Parco Centrale con l’area del Polo Universitario, lungo le vie Corso Vittorio Emanuele e Viale Marconi, costituente il tracciato del mezzo di trasporto collettivo su sede protetta.

Tali aree devono essere fatte oggetto di un piano attuativo per la trasformazione e riqualificazione degli edifici e opere di arredo urbano prospicienti il nuovo asse trasportistico e adeguate alle specifiche caratteristiche di quest’ultimo. Di tale piano non vi è traccia.

Cosa sanno di tutto questo cittadini e amministratori? Da quello che si legge, nulla. E ciò che si sta realizzando è infatti in sostanza in contrasto con la lettera e lo spirito della “strategia”. Uno dei punti di cui eravamo consapevoli nel 2017 era la necessità di comunicare e coinvolgere le persone in un grande processo di trasformazione della città.

In uno dei verbali del gruppo di lavoro sul BRT, ancora disponibile online nel sito del Comune, si legge della necessità “di un approccio urbanistico all’intero intervento … di riconsiderare l’intera rete del TPL urbano e periurbano in considerazione della centralità strategica del nuovo percorso BRT … di forti elementi di discontinuità rispetto alla situazione attuale anche in termini di comunicazione, dando una forte connotazione innovativa al nuovo servizio per esempio utilizzando cromatismi ed elementi evocativi e organizzando un’apposita campagna di informazione/mobilitazione”.

Del resto, spiace dirlo, il contesto culturale di riferimento non aiuta. Pensiamo al titolo a tutta pagina del “Centro” che informava la città sulla “Strategia Urbana”: “Viale Marconi a senso unico!” Apriti Cielo! La percezione collettiva di un progetto di trasformazione in senso ecologico della città, con benefici, anche economici, per la collettività, ridotto a un senso di marcia!

E tutto sommato siamo ancora lì. Le automobili prima di tutto. Uno spreco di risorse e spazio pubblici immane al servizio di un mito declinante. E quindi anche l’intento (lodevole) di mantenere oggi due corsie riservate per il mezzo pubblico si ritorce su sé stesso. Avremo una strada a quattro corsie piene di mezzi che “attraversano” la città nei due sensi di marcia, già attraversata (trafitta) nel suo ventre da una miriade di strade parallele al mare, a partire dalla Riviera.

Il contrario del boulevard verde previsto dal PRG. Niente alberi, panchine, aiuole, ampi marciapiedi e piste ciclabili a congiungere il Parco Centrale con il Parco della Pineta.

La nostra comunità vive in una condizione di retroguardia, estranea alle esperienze che stanno puntando a cambiare in meglio il volto delle città e la vita delle persone.

Una nuova Via Marconi – cerniera tra il Parco Centrale e il polo universitario – avrebbe potuto essere “raccontata” nei termini di come per esempio Parigi, con la sindaca Anne Hidalgo, sta riscrivendo il suo urbanesimo, la città dei 15 minuti, entro i quali svolgere le cinque funzioni sociali urbane fondamentali senza usare l’automobile: lavorare, rifornirsi/acquistare beni, curarsi, apprendere, godere del proprio tempo libero.