La bandiera del Pendolo? Se c’è, per adesso non è pulita!

Non crediamo che qualcuno si sia mai preso la briga di fare una valutazione del grado di sostenibilità ambientale di questo asse vario,  anche perché nato progettualmente oltre 20 anni fa, quando eravamo in un altra realtà e qualcuno pensava ad un futuro diverso da quello che ci si prospetta.

Alla stregua dell’asse attrezzato, il mega viadotto infilato come una cannula dentro la città, lungo l’arteria principale del fiume, per succhiare traffico e alla fine diventato invece lo scarico urbano della rete viaria dell’entroterra, il pendolo rischia di essere una nuova via di infezione di un corpo che dovrebbe essere invece curato e guarito. Da cosa? Dal mal d’auto,  ovviamente. 

L’obiettivo dichiarato è quello di far assorbire all’asse viario un flusso di traffico importante:  le 4 corsie dicono questo e inducono a pensare ad una nuova pressione veicolare su tutta l’area ovest della città, non certo ad un suo ridimensionamento. Né aiuta a immaginare altro una pista ciclabile, mal concepita, marginalmente  localizzata e ancorata a vecchi schemi funzionali.

Difficile immaginare, quindi, che questa “superstrada” possa avere una funzione sociale, di ricucitura e di riequilibrio partecipativo: serve solo per intercettare traffico automobilistico.Ma è possibile pensare ad un altro scenario, ad una nuova funzione, una nuova strategia, provare a ragionare su una sorta di revamping progettuale in grado di dare un senso diverso al tracciato e al contesto in cui verrà inserito?

A nostro avviso è necessario aprire una riflessione su questa opportunità. La vicenda di Via Pàntini invia segnali preoccupanti: addirittura una Riserva naturale  profanata (non c’è termine più adatto per illustrare quanto accaduto), certamente per consentire il riaccorpamento di due comparti della pineta, ma con un sacrificio insopportabile e condito da dubbie proposte di compensazioni.

Alla proposta di un nuovo scenario, che abbiamo elaborato,  abbiamo dato un nome: raccordo urbano verde (RUV) che potrebbe così progettualmente e in sintesi  caratterizzarsi (il dettaglio sul sito: RUV):

  • a sud il passaggio può essere al massimo tangenziale alla Riserva (ricalcare la esistente via Pàntini), dotandosi visivamente di elementi costruttivi che ne rimandino l’appartenenza a questo territorio:
  • per il resto dell’infrastruttura si possono prevedere analoghe azioni, ma in aggiunta una diversa ripartizione funzionale degli spazi di carreggiata, con l’inclusione della corsia ciclabile monodirezionale su ambo i lati;
  • tutta l’opera viaria potrebbe infine essere corredata da una idonea alberatura stradale o comunque di una quinta vegetativa di prospettiva: considerando tutta la lunghezza del tracciato, su entrambi i lati e con un sesto di impianto lineare di 8 metri potrebbero essere messe a dimora mille alberi! Lungo la strada, e non in zone remote, questi potrebbero svolgere la loro funzione di cattura e abbattimento di inquinanti e di CO2.

Se dovessimo interrogarci sul colore di una bandiera da attribuire al Pendolo, un sano confronto su questi scenari potrebbe intanto indurci ad avere prima di tutto un vessillo pulito. La scelta cromatica può attendere.