Indignazione per la via intitolata a Norma Cossetto, proposta strumentale del Consiglio comunale di Pescara

Continuano a far discutere le mozioni proposte dal centrodestra del consiglio comunale di Pescara.
Il 30 Aprile in piena emergenza sanitaria il consiglio comunale ha proposto di intitolare una via cittadina a Norma Cossetto, donna istriana, figlia di gerarca fascista, uccisa nel 1943 nei pressi di una foiba.
Si tratta di un provvedimento che strumentalizza uno dei massimi crimini commessi da millenni sul corpo femminile, fuori e dentro le guerre maschili.

Le guerre civili sono le più crudeli, ci sono violenze da ambo le parti e chiunque commette violenza deroga alla propria umanità. La destra cittadina deve tirare fuori altri modi di far politica che non sia l’accanimento sul corpo delle donne, accanimento che si esplicita anche nell’ASSENZA dei corpi, ricordiamo la diatriba sul Cherchez la femme per le consigliere mancanti, all’insediamento dell’attuale Giunta.

Noi, donne antifasciste, rigettiamo le onorificenze di donne vittime in quanto è il patriarcato a volerci tali, ma ci interessa avallare la giusta iniziativa della destra che sottolinea quante poche vie siano intitolate a nomi femminili la nostra città e proponiamo i nomi di :

Grazia Deledda, Tina Anselmi, Lina Merlin, Joyce Lussu, Marie Curie, Teresa Noce, Simone de Beauvoir, Angela Davis, Virginia Woolf, Carla Lonzi, Adele Faccio, Sibilla Aleramo, Olympe de Gouges, Mary Wollstonecraft, Flora Tristan, Vandana Shiva, Rigoberta Menchu, Maryam Mirzakhani, Nina Simone, Rachel Carson, Maria Montessori… e la lista potrebbe continuare.

Il nostro pensiero per le donne di destra

Ci teniamo cogliere questa occasione per parlare a tutte le donne e confrontarci su tema del femminismo.
Il femminismo non è il contrario del maschilismo o del patriarcato, che prevedono l’uomo solo al comando e tutti gli altri privi di potere decisionale, quindi un sistema facilmente confondibile con la destra.
Il femminismo è l’immaginazione e la tenacia per risolvere questi infimi meccanismi, ottenendo la rigenerazione delle forze di ciascuno.
Specializzazione del patriarcato è USARE il corpo delle donne.

Da che storia è storia il corpo delle donne nella prostituzione di stato serve a “combattere” l’omosessualità maschile (estremo spauracchio della moralità borghese) ma quando il pericolo sembra scampato lo stesso stato marginalizza le prostitute facendone un capro espiatorio su cui creare consenso; se si è in pochi le donne devono produrre sudditi o cittadini per il Regno, l’Impero, lo Stato ed ovviamente l’aborto è illegale, se invece si è in tanti un figlio (maschio) per ogni donna è più che sufficiente e l’aborto diventa legale o tollerato; le donne da sempre devono stare a casa ma se scoppia la guerra devono sostituire gli uomini al lavoro, anche pesante…
E come se non bastasse questo patetico carico di ipocrisia, l’ultima parte della storia è stata creata sulle nostre spalle ma abbiamo ancora problemi di parità salariale nel 2020.


Il popolo dev’essere istruito, e noi a fare le maestre, il popolo dev’essere ospedalizzato e noi a fare le infermiere, il popolo deve comunicare e noi a fare le centraliniste, il popolo deve consumare e noi a fare le commesse.
Il femminismo trova troppo piccina e triste la logica del amico/nemico. Il femminismo sa che fra i propri amici ci sono sottili venature di misoginia e non dimentica mai che fra dx e sx “essere donna” è spesso arduo.

In quanto donne di sinistra consapevoli della nostra doppia discriminazione ma siamo anche doppiamente orgogliose. Non vogliamo cedere alla logica del nemico a tutti i costi, alla logica del nemico perché incapaci di amicizia, perché un nemico serve per misurarsi.

Al femminismo per misurarsi sono bastate oltremodo le avversità della storia.

E abbiamo scoperto di essere potenti.

Lo siete anche voi, per una donna essere di destra vuol dire dare consapevolmente le proprie energie al patriarcato. Patriarcato capace anche di strumentalizzare uno dei massimi crimini commesso da millenni sul corpo femminile, fuori e dentro le guerre maschili.

Norma Cossetto