Il corto circuito delle ciclabili pedonali

Dopo la pista ciclabile “spezzata” di via della Pineta, continua la guerra agli utilizzatori della bici in città da parte dell’amministrazione comunale. Sempre in zona Pineta, sono in fase di ultimazione dei lavori di “colorazione” della corsie ciclabili mono direzionali che collegano via Pepe con l’area antistante l’Aurum.

Si tratta di una pista ciclabile prevista nella Strategia di sviluppo urbano sostenibile (SUS) adottata dal Comune di Pescara nel 2017 per ottenere i fondi europei sulla mobilità sostenibile. Per intendersi, sono gli stessi che finanziano il trasporto pubblico su sede protetta in via Marconi. Nella “strategia” si prevedono 750.000 euro per piste ciclabili di collegamento con i beni culturali, una di queste appunto riguarda l’Aurum provenendo da via d’Avalos.

Su entrambi i lati della strada, salvo qualche tratto, la pista ciclabile “corre” sui marciapiedi in promiscuità con i pedoni. La logica? Sempre la stessa. Il pedone si può sacrificare e la bici non è ritenuta un mezzo di trasporto, deve dare meno fastidio possibile alle auto, sia che queste debbano sfrecciare o sostare.

È evidente che la deviazione sul marciapiede serva per non eliminare i parcheggi presenti in strada, sebbene il tracciato per i ciclisti diventi angusto e la convivenza con i pedoni impossibile. L’idea, quasi un’ossessione della nostra inadeguata e vetusta classe dirigente, è che chi gira in auto (inquinando) debba avere a disposizione ovunque un posto dove lasciarla per strada.

Tutto il resto, la “mobilità sostenibile” – che deve essere privilegiata secondo ormai centinaia di norme, documenti, atti di indirizzo e gli atti di pianificazione dello stesso comune –, è subordinato a questa ossessione. Nel caso di specie, la cosa è ancora più evidente. La strada è larga e dritta – e induce quindi tra l’altro a “correre”, restringerla aumenterebbe la sicurezza –  e non vi sono negozi o servizi. Ma non importa, non un parcheggio di meno è il mantra.

Non importa neanche che le norme vigenti prevedano che i percorsi promiscui pedonali e ciclabili (…) siano una soluzione adatta in casi specifici, in particolare “all’interno di parchi o di zone a traffico prevalentemente pedonale, nel caso in cui l’ampiezza della carreggiata o la ridotta entità del traffico ciclistico non richiedano la realizzazione di specifiche piste ciclabili”.

Di tutte queste incongruenze occorrerà dare conto all’Unione Europea, che fa della strategia di riduzione dell’impatto sul clima delle attività umane un obiettivo di tale importanza da mettere persino in discussione il primato del mercato su cui è stata  sinora edificata.

Domanda. I soldi stanziati dall’Unione Europea per realizzare piste ciclabili, il cui fine è quello di contribuire a promuovere il trasporto sostenibile secondo una precisa “strategia urbana di sviluppo sostenibile”, possono essere invece usati per colorare dei marciapiedi allo scopo di consentire alle bici di occupare spazi riservati ai pedoni?

Sarà interessante conoscere la risposta delle strutture regionali che fungono da uffici decentrati della Commissione Europea e della Commissione Europea stessa.