Deregulation Urbanistica in Abruzzo

La Regione Abruzzo si accinge a una ulteriore cementificazione e aggressione al paesaggio e all’ambiente

Il consiglio regionale si appresta ad approvare un disegno di legge (n. 135/2020) intitolato “Modifiche ed integrazioni alle leggi regionali n. 18/1983 e n. 11/1999 e misure urgenti e temporanee di semplificazione in materia urbanistica”.
Dietro il titolo, “misure urgenti e temporanee di semplificazione”, si cela un disegno di “deregulation” del governo del territorio che porterà ulteriore cementificazione e aggressione al paesaggio e all’ambiente.
Il testo, formato da 13 articoli, non ha nulla di provvisorio, al di là del rinvio di stile (contenuto solo nella relazione al DL) a una futura “revisione organica della materia”.
In nome dell’emergenza e del sostegno alle attività economiche, si intende eliminare qualsiasi residuo elemento di controllo sulle scelte urbanistiche dei comuni – i piani attuativi in variante al PRG per esempio non dovranno più essere approvati dalle provincie – e consentire operazioni di rilevante impatto urbanistico in assenza delle verifiche ambientali e anche del controllo democratico dei consigli e della cittadinanza.
Secondo il dl si potranno, infatti, apportare corpose varianti al PRG con un atto di giunta. Tali varianti riguardano cose come:

  • “l’assoggettare porzioni di territorio alla formazione di strumenti attuativi di iniziativa pubblica o privata… ove finalizzate a interventi di rigenerazione e riqualificazione urbana”;
  • modificazioni parziali o totali sul patrimonio edilizio esistente”;
  • “l’individuazione dei singoli edifici o gruppi di edifici sui quali è consentito realizzare interventi di rigenerazione e riqualificazione del patrimonio edilizio esistente”;
  • il cambio di destinazione d’uso e la rimozione del vincolo di destinazione alberghiera per la realizzazione di condhotel;
  • la possibilità di ricorrere al permesso di costruire convenzionato in sostituzione di strumenti attuativi.

Sono tutte previsioni ambigue che daranno luogo a confusione e in qualche caso consentiranno di far passare alla chetichella speculazioni immobiliari sotto l’etichetta rassicurante di “rigenerazione urbana”. Quindi, nessun beneficio per l’economia, difficoltà per gli operatori e qualche “perla” da realizzare prima che la legge sia dischiarata incostituzionale.
Un’altra chicca si trova all’art. 12 del dl. Per non meglio specificate esigenze di sviluppo di iniziative economiche, sociali e culturali si potranno utilizzare gli immobili per usi diversi da quelli consentiti indipendentemente da un titolo. Questo è l’unico caso in cui vi è un termine: massimo due anni. Ma ecco la trovata: “è fatto salvo il successivo adeguamento degli strumenti urbanistici nel caso in cui le destinazioni d’uso temporanee diventino stabili, verificando la dotazione degli standard urbanistici”. Siamo dinanzi a una sorta di condono mascherato, alla regola sinora inedita che le destinazioni scelte dai privati – in nome di una supposta emergenza –in contrasto con la pianificazione, divenute stabili (che vuol dire?) dettano l’agenda ai piani regolatori e non viceversa!
Tutto questo mentre l’Abruzzo è una delle poche Regioni italiane a non avere una moderna legge sul governo del territorio e sull’obiettivo europeo di riduzione del consumo di suolo fino ad azzerarlo nel 2050. Mentre in tutta Europa si punta alla rinascita attraverso la tutela dell’ambiente e del territorio, in Abruzzo si punta a reiterare i modelli che negli anni passati hanno portato a dissipare quasi totalmente il nostro “capitale ambientale”.
Occorre che la società civile, le forze politiche e culturali, le formazioni sociali si mobilitino per evitare che questa brutta pagina – nata non so si sa bene come e dove e al di fuori di qualunque confronto – renda ancora più nero il futuro della nostra Regione.

Prof. Stefano Civitarese –  Co-Presidente dell’Associazione