Più parcheggi, meno piste ciclabili: la mobilità insostenibile votata dal consiglio comunale di Pescara

Il comune di Pescara fa eco al fallimento della COP 25 di Madrid dicendo chiaramente come la pensa: più auto in città, meno biciclette. Ovvero, i parcheggi non si toccano e le bici sì. Vanno bene solo se non ‘danno fastidio’. Questo è il significato dell’ordine del giorno con cui il consiglio comunale invita la giunta a bloccare  la nuova pista ciclabile tra via della Pineta e Viale Luisa d’annunzio.
Se si prende un premio sui programmi (decisi da una precedente amministrazione) si rischia di perderlo al momento di attuarli.
Non solo i parcheggi sono intoccabili, ma se ne aggiungo altri, addirittura in zona pedonale, come sulla strada parco. E le ZTL, pensate per l’ambiente e per il commercio, vengono ridotte, per ora nei tempi, poi magari anche negli spazi.
Per le piste ciclabili, la Commissione consiliare “competente” e il consiglio comunale prendono dunque la mira: piste ciclabile sbagliate, perché “intralciano” il traffico e portano via parcheggi.
Tutto il contrario della sostenibilità ambientale: ci si accanisce nel conservare il relitto di una storia automobilistica di appena un secolo che volge al declino, con l’enorme quantità di spazi sottratti alla collettività per i parcheggi, quando dietro l’angolo c’è lo scenario del trasporto pubblico, della sharing mobility (car e bike), della valorizzazione della funzione del trasporto del mezzo, e non del possesso.
MAAS: mobility as a service, “mobilità come servizio” è il nuovo paradigma. In tanti convegni, e certi ne sono stati fatti e se ne fanno ancora anche a Pescara, non frequentati dalla commissione “competente” evidentemente, si guarda ormai a un nuovo concetto di mobilità, che si misuri con i problemi ambientali, oltre che con quelli economici e sociali.
Conservare i parcheggi a ogni costo (stiamo parlando di poche decine nel caso specifico della pista ciclabile nella zona di Viale della Pineta) contrapposta alla creazione di infrastrutture per la mobilità dolce e collettiva, significa continuare a favorire il degrado della salute pubblica e della qualità della vita. Più di 100.000 auto entrano ed escono quotidianamente dalla città, cercando ovviamente posto per fermarsi, rubando territorio pubblico e appestando l’aria che respiriamo.
Il discorso non riguarda solo le piste ciclabili, ma anche gli spazi da riservare al bus rapid transit (bus ecologici e frequenti su percorsi protetti e riservati): i piani della mobilità adottati dal Comune di Pescara – per cui si sono ricevuti riconoscimenti nazionali – a questo puntano. Questo obiettivo, dobbiamo dircelo una volta per tutte se vogliamo diventare una città moderna e vivibile, non è un gioco a somma zero: comporta la riduzione di almeno il 50% dell’uso dell’auto privata e con questo degli spazi ‘improduttivi’ che ne derivano: i parcheggi.
Le piste ciclabili, come anche il trasporto pubblico locale, non fanno altro che diminuire la domanda di parcheggi, perché chi si sposta in bici e in bus non ne ha più bisogno. Paradossalmente le due ruote e il trasporto pubblico, piste e corsie preferenziali, fanno aumentare la disponibilità di quelli esistenti.

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