Pescara verso il 2027.
Dietro l’angolo … il 2030!

Pur essendo passato quasi in sordina, il Decreto “clima”, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 14 ottobre 2019 e convertito dal Senato nella L. 12 dicembre 2019, n. 141, apre un nuovo scenario di confronto sulle scelte di politica nazionale, ma anche locale. Il preambolo del Decreto non dà adito a dubbi, poiché la straordinaria necessità e urgenza del decreto è individuata dal Presidente della Repubblica nell’adozione di: “una politica strategica nazionale che permetta di fronteggiare l’emergenza climatica, tenuto conto dei lavori svolti a livello internazionale dall’International Panel on Climate Change (Ipcc) in ambito Nazioni unite che evidenziano come la variabilità climatica sia strettamente legata alle attività umane e come le temperature e le emissioni di CO2 continueranno progressivamente a crescere con impatti negativi su numerose aree del pianeta e sulla salute pubblica, …”.
Tradotto il Decreto in Legge, localmente non si può ora ignorare quanto stia avvenendo ai piani più alti, rimanendo alla finestra. È necessario muoversi nella stessa direzione, se non andare più velocemente di quanto possa fare un organismo complesso come il Parlamento, anticipandone magari i tempi (meglio recuperando quello perso). Non per nulla il Decreto stesso, al comma 2 dell’art. 1 recita: “Ciascuna amministrazione pubblica (…) conforma le attività di propria competenza al raggiungimento degli obiettivi di contrasto ai cambiamenti climatici e miglioramento della qualità dell’aria“.

Siamo a inizio anno, tempo di stesura di bilanci e piani: è questo il momento per l’Amministrazione di presentare alla cittadinanza i propri intendimenti. Tra i documenti  approvati, oltre le linee di mandato di insediamento, vi sono il DUP, il Documento Unico di Programma, il PTLL, il Piano Triennale Lavori Pubblici, e ora il Bilancio Preventivo.
Le prime, le linee di mandato, pur scaturendo dalla competizione elettorale, costituiscono impegni di riferimento per strategie e obiettivi di lungo termine, che devono essere poi coerentemente tradotti in strumenti operativi quali appunto DUP, PTLL e Bilancio.
Recuperando la premessa, e quindi l’esortazione del Capo dello Stato, c’è una cornice all’interno della quale, a nostro avviso, detti documenti andrebbero oggi contestualizzati: l’Agenda ONU 2030 e i suoi 17 obiettivi di sostenibilità. Se così è, quanto gli atti richiamati sono conformi al “green new deal” sotteso dal Decreto e dallo stesso sollecitati (comma 2 dell’art. 1)?
Quali sono, intanto, gli obiettivi di riferimento comunale dell’Agenda 2030? Sicuramente il n. 11: Rendere le città e gli insediamenti umani inclusivi, sicuri, duraturi e sostenibili. Ma anche il 12: Garantire modelli sostenibili di produzione e consumo. Indirettamente anche altri. Seppur proiettati al 2030, vanno affrontati da subito e monitorati con indicatori specifici.
Ci limitiamo a segnalare solo alcuni dei target degli obiettivi richiamati:

  • 11.1 garantire a tutti l’accesso ad un alloggio e a servizi di base adeguati, sicuri e convenienti e garantire l’ammodernamento dei quartieri poveri; 
  • 11.2 fornire l’accesso a sistemi di trasporto sicuri, sostenibili, e convenienti per tutti, migliorare la sicurezza stradale, in particolare ampliando i mezzi pubblici, con particolare attenzione alle esigenze di chi è in situazioni vulnerabili, alle donne, ai bambini, alle persone con disabilità e agli anziani; 
  • 11.3 aumentare l’urbanizzazione inclusiva e sostenibile e la capacità di pianificazione e gestione partecipata e integrata dell’insediamento umano;
    11.4 rafforzare gli impegni per proteggere e salvaguardare il patrimonio culturale e naturale del mondo; 
  • 11.6 ridurre l’impatto ambientale negativo pro capite delle città, in particolare riguardo alla qualità dell’aria e alla gestione dei rifiuti; 
  • 11.7 fornire l’accesso universale a spazi verdi pubblici sicuri, inclusivi e accessibili, in particolare per le donne e i bambini, gli anziani e le persone con disabilità. 

Per rimanere al decreto clima, quanto le misure contenute nei documenti comunali di pianificazione richiamati possono essere considerate di “contrasto ai cambiamenti climatici e di miglioramento della qualità dell’aria“? E in riferimento a dette sollecitazioni, qual è il grado di coerenza degli impegni programmatici di piano e di bilancio assunti sul fronte della mobilità? O della gestione del verde? O della riqualificazione del fiume, del mare? E sul fronte urbanistico? Si procede verso una città che sia resiliente, a basso consumo energetico, ispirata alla strategia rifiuti zero? Che sia socialmente inclusiva e giusta, che garantisca pari opportunità e rispettosa delle differenze?
Quali scenari disegnerebbero scelte di governo ispirate già solo a questi pochi obiettivi considerati? Quali processi di partecipazione sarebbe necessario attivare? Nei documenti comunali è previsto un piano di confronto sulle aspettative di crescita e sulla possibilità o meno di poterle soddisfare? Non è forse il caso di istruire un percorso condiviso di alfabetizzazione sui temi della sostenibilità urbana e sulle opportunità, collettivamente maturate, di convergere su significative azioni di cambiamento?
È giunto ormai il momento per le Istituzioni di concorrere in maniera decisa e consapevole al grande processo di natura mondiale rivolto non soltanto alla tutela del clima ma a salvare l’intero pianeta. Il Presidente della Repubblica lo ha rimarcato nel messaggio di fine anno in cui ha invitato a riprendere la speranza verso un mondo migliore facendo leva sulle grandi capacità del nostro Paese.
Questo esempio dovrà essere seguito anche dal nostro Comune per i tanti problemi che ancora affliggono la città. Coalizione civica, dal canto suo, è pronta a concorrere e sostenere ogni azione rivolta verso la concreta  attuazione, anche a livello locale, della normativa recentemente emanata.
Giancarlo Odoardi – Mario Collevecchio