Per le esondazioni da traffico c’è la strada parking

A prima vista sembrerebbe una cosa buona: se aumenta il numero delle auto e non c’è spazio per contenerle, per evitare che invadano il centro si fanno defluire lungo la “strada parking”, che per certi è una zona morta: una sorta di cassa di espansione viaria per contenere l’esondazione festiva del traffico.
Senonché, mentre nel caso del fiume è positivo che esistano aree di espansione, meglio se naturali, in cui il fiume possa “sfogare” il proprio periodico potenziale idraulico di piena, in questo del traffico il fenomeno è assecondato, quasi voluto.
Si, perché le auto non piovono dal cielo, come potrebbe sembrare: il traffico non è un evento ineluttabile, ma determinato da precise scelte di governo della mobilità urbana.
Di questi tempi, che sono quelli della crisi climatica, della COP25 di Madrid, dove si discute su come far diminuire il consumo dei combustibili fossili, quelli che “malamente” bruciano dentro i motori delle macchine, agevolare l’uso delle automobili suona parecchio male. Soprattutto poi all’interno delle città, dove c’è la maggior concentrazione di persone, e dove si determina il più alto carico di inquinanti (cosa diversa dalla CO2).
Dov’è la sostenibilità ambientale delle scelte di aprire la strada parco al parcheggio e di ridurre le ZTL? Non c’è, e a nostro avviso neanche quella commerciale.
Aumentare gli spazi per le automobili, che poi resteranno ferme la maggior parte del tempo togliendo spazio alle utenze deboli, significa incrementare il consumo dei combustibili fossili e ridurre le opportunità di socializzazione. E oseremmo dire, con convinzione, anche e proprio quelle commerciali.
Questo settore ha bisogno di clienti, e l’automobile non è certamente la migliore scelta, se non la peggiore opzione per via degli effetti collaterali, per portare queste utenze davanti gli ingressi dei negozi.
In ogni caso non è la più efficace: di meglio c’è il trasporto pubblico locale, c’è la bicicletta, c’è l’andare a piedi (come paradossalmente si fa dentro i centri commerciali, che sono zone “pedonali”), ma c’è anche un altro modello di opportunità, quello della micrologistica che fa ancora fatica a farsi strada, come la consegna a domicilio della merce, magari in bici o con mezzi elettrici.
Questo dovrebbe essere il fronte di lavoro per una città che vuole mirare ad essere sostenibile, green, nei fatti e non nelle parole e nei proclami. Men che meno con i premi.