Semiotica di una foto e democrazia locale

Il quotidiano il Centro ha oggi pubblicato questa foto della riunione in cui i rappresentanti della coalizione che ha eletto Carlo Masci sindaco di Pescara hanno cominciato a discutere dei criteri per la formazione della prossima giunta della città. Questi criteri riguardano il modo come distribuire i posti disponibili in giunta, che sono ‘solo’ 9, tra le formazioni politiche presenti nella coalizione.


La foto, bella e significativa, e il testo suggeriscono alcune riflessioni attorno a due punti.


Il primo punto riguarda un aspetto che è stato al centro della campagna elettorale che ho condotto da candidato sindaco di Coalizione Civica. Questa ‘liturgia’ della politica che si mette in moto dopo ogni elezione è la principale causa del cattivo funzionamento delle istituzioni locali ed è contraria allo spirito della legge. La questione è semplice, anche se potrebbe apparire da addetti ai lavori.

Le “liturgie” della cattiva politica

Il sindaco è eletto direttamente con un mandato per governare. A questo fine ella/egli nomina i suoi assessori che con lei/lui formano la giunta. Non è sempre stato così. Prima del 1993 sia il sindaco sia la giunta erano eletti dal consiglio comunale. Oggi, invece, Il sindaco riceve direttamente dai cittadini la “fiducia” per governare. I cittadini naturalmente eleggono anche il consiglio che ha il compito di indirizzare e controllare l’azione di governo del sindaco e della giunta. La giunta, dice la legge, ha il solo compito di collaborare con il sindaco ed è quindi evidente che i componenti della giunta (gli assessori) debbano, da un lato, godere della fiducia del sindaco, dall’altro essere persone competenti per poterla/o aiutare a governare. Non a caso gli assessori possono essere revocati dal sindaco in qualsiasi momento.

La morsa della partitocrazia

Nessuno spazio per i rappresentanti dei partiti in consiglio, quindi, per decidere – in base a logiche di “peso elettorale” – quanti e quali siano i “propri” rappresentanti nella giunta. Il fatto che, invece, questo accada regolarmente determina una completa distorsione del modello scelto nel 1993. Torno a guardare la foto e noto che il sindaco Masci non è neanche presente. Leggo che sarà presente nelle prossime riunioni, ma intanto per discutere i “criteri” egli non è indispensabile. Felicità e soddisfazione traspirano dall’immagine.  In questo modo il mandato che il sindaco in teoria riceve per governare perde di quasi tutto il suo significato, poiché sono i partiti (portatori di propri interessi specifici) che si insinuano nell’amministrazione e ne condizionano pesantemente il funzionamento. Si aggiunga che per un malinteso criterio ‘premiale’ vengono ‘promossi’ in giunta i consiglieri maggiormente votati, con l’effetto di indebolire il consiglio comunale, facendone alla fine una sorta di simulacro dell’organo di indirizzo politico-amministrativo voluto dalla legge.

Si tratta di uno dei tanti fenomeni riconducibili a un male endemico del nostro paese, la partitocrazia, ulteriormente aggravato dalla crisi mortale dei partiti. Se gli effetti di questo tradimento del funzionamento della democrazia locale non fossero pratici e visibili a tutti, il discorso potrebbe sembrare ‘accademico’.

È a tutti evidente, però, che le amministrazioni succedetesi sono da decenni incapaci di andare al di là della mera ordinaria amministrazione, spesso con pessimi risultati anche su questa. Ciò che colpisce ulteriormente è l’appiattimento degli organi di informazione su questa prassi deleteria, che viene semplicemente raccontata come se fosse la cosa più naturale, contribuendo al senso di ‘normalizzazione’ e acquiescenza collettiva che sta minando le basi della convivenza democratica.

Cosa evoca realmente l’immagine

Il secondo punto deriva invece tutto dall’immagine, potentemente evocativa. Le quattordici persone che stanno decidendo il governo della città per i prossimi cinque anni sono: maschi, bianchi, prevalentemente ben oltre la mezza età e in linea di massima benestanti. Mi chiedo quanto la ‘sociologia’ che la foto ci restituisce sia rappresentativa dei bisogni e delle domande che provengono dalla nostra comunità. Si tratta all’evidenza di una domanda retorica. La domanda non retorica è se questo gruppo che oggi legittimamente costituisce la classe dirigente locale (anche se ‘illegittimamente’ sta condizionando la formazione del governo cittadino) sia espressione di reale egemonia politico-culturale o invece il frutto di una complessiva inadeguatezza dei meccanismi della democrazia e delle istituzioni rappresentative.

Tornando a noi, quello che questa foto anche ci dice è che, se il buon giorno si vede dal mattino, l’amministrazione Masci parte nel peggiore dei modi.