Anche la violenza maschile lavora da casa

L’emergenza è scattata a un certo punto per molti, per altri già esisteva. L’emergenza degli altri ha solo acuito quella propria. Senza fissa dimora, carcerati, famiglie con un figlio disabile, prostitute, tossicodipendenti, ludopatici. E donne che subiscono violenza domestica.

La convivenza forzata di 24 h su 24 crea disagi anche alle famiglie più serene, allegre e dotate di una casa abbastanza larga, tanto da potersi ritagliare ognuno il proprio spazio, ma è facile immaginare quanto ciò esasperi situazioni già precedentemente critiche. Molte donne probabilmente in questi giorni non potranno letteralmente uscire di casa.

Ma noi qualcosa possiamo fare: ad esempio pubblicizzare il numero telefonico nazionale 1522 attivo h24, in diverse lingue, e anche quello cittadino di Ananke 085 431 52 94 che permette di avere informazioni e fare colloqui, anche questo aperto h24 (ringrazieremo mai abbastanza le operatrici?). E certamente ciò che risalta in questa pandemia/pandemonio è tutto ciò che non abbiamo fatto fin qui.

  • – sovvenzionare adeguatamente i CAV e le case rifugio;
  • – sostenere la formazione continua delle forze dell’ordine, rendendo sempre più fluido il passaggio di dati e la collaborazione fra carabinieri e polizia.

Ma soprattutto cambiare la nostra cultura, ancora sessista, ancora maschilista.

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