A Pescara manca all’appello una seconda Riserva Dannunziana di 50 ettari. Dov’è?

A Pescara manca all’appello una seconda Riserva Dannunziana di 50 ettari. Dov’è?

Era il 1992 quando venne promulgata la L. 113/92: “Obbligo per il comune di residenza di porre a dimora un albero per ogni neonato, a seguito della registrazione anagrafica” (la cosiddetta Legge Rutelli). Un legge di grande importanza e lungimiranza, essenzialmente per due ragioni: l prima perché questa è nata come una legge proiettata verso il futuro, visto i tempi con cui gli alberi crescono, quindi rivolta ai cittadini di domani, alle future generazioni; la seconda, allo stesso modo, perché le aree destinate ad accogliere le piante poi non potevano, e non possono, cambiare di destinazione d’uso (“Tali   aree   non   possono   comunque   essere successivamente destinate a  funzione  diversa  da  quella  di  verde pubblico”, recita l’articolo 3).

Recentemente la norma è stata modificata e completata, con la L. 10/2013: “Norme per lo sviluppo degli spazi verdi urbani”, che introduce anche il “bilancio arboreo”: ogni sindaco deve far sapere quanti alberi ha trovato al suo insediamento e quanti ne lascia al termine del mandato.

Questa norma prevede che lo sviluppo dei contesti urbani avvenga in accordo con i princìpi del protocollo di Kyoto, in modo sostenibile, rispettoso dell’ambiente e dei cittadini e nella piena consapevolezza e conoscenza del proprio patrimonio verde. L’importante ruolo che gli alberi, in particolar modo, rivestono nel controllo delle emissioni, nella protezione del suolo, nel miglioramento della qualità dell’aria, del microclima e della vivibilità delle città, rende strategica per qualsiasi amministrazione comunale la conoscenza dettagliata e la gestione oculata del proprio patrimonio arboreo.

Una norma nel complesso ancora troppo disapplicata in ambito nazionale, in quanto non sono previste sanzioni per gli inadempienti, se non quella politica, e che solo localmente ha avuto riscontri interessanti. Pescara è una delle città in cui dal 1992 si è fatto qualcosa, ma evidentemente non in termini incisivi, come auspicato dalle norme. A ben guardare, infatti, nettamente maggiore è stata l’attenzione riservata ai parcheggi che non alle piante.

Se fossero stati piantati alberi dal ‘92, 800 piante ogni anno ovvero circa il numero dei nuovi nati da quell’epoca per ogni anno, oggi avremmo un bosco con 20.000 alberi per una estensione anche di 50 ettari, vincolato, cioè il raddoppio della Riserva Dannunziana (56 ha).

Nota tecnica

Una breve nota esplicativa del DM 2 aprile 1968, n. 1444 può far capire meglio il senso della riflessione. La norma disciplina gli aspetti quantitativi del verde pubblico e fissa come soglie minime per abitante: (…) 9 mq di aree per spazi pubblici attrezzati a parco e per il gioco e lo sport, effettivamente utilizzabili per tali impianti con esclusione di fasce verdi lungo le strade e 2,5 mq di aree di parcheggi.  A Pescara, per 120.000 abitanti, abbiamo che:

  • 9 mq/ab fanno 108 ettari: la Riserva Dannunziana è poco più di 50 ettari, poi ci sono tante altre aree verdi …
  • 2,5 mq/ab di parcheggi per auto fanno 30 ettari. Se però moltiplichiamo il numero di auto per abitanti (media Italia 6/10) e considerando lo spazio statico occupato da un auto in 10 mq, si ottengono 72 ettari, ovvero oltre 40 in più di quelli minimi previsti dalla normativa. Ma se consideriamo lo spazio dinamico (25 mq, dovendo un auto entrare e uscire da un parcheggio), allora sono 150 ettari, cioè 120 in più, cioè oltre 10 volte l’area del Parco centrale. Dentro 120 ettari, con un sesto di impianto 5×5, ci entrano quasi 50.000 alberi, ADULTI;
  • se applicassimo  lo stesso schema logico per il verde pubblico, dovremmo avere un superficie dedicata al verde di 540 ettari, cioè 10 Riserve Dannunziane, oppure 40 volte il Parco centrale!!