La posizione di Coalizione Civica su DUP giunta Masci e Università del mare

Il Documento Unico di Programmazione (DUP), indica le linee strategiche sulla cui base elaborare il bilancio.
Il DUP è composto dalla Sezione strategica, della durata pari a quelle del mandato amministrativo, e dalla Sezione operativa di durata pari a quello del bilancio di previsione finanziario.
La giunta comunale ha singolarmente presentato un ‘aggiornamento’ del DUP (non un nuovo documento come avrebbe dovuto fare per legge entro il 31 luglio) nel quale sono elencati una decina di interventi e azioni da aggiungere in “coda alla sezione operativa”:

 

 

Manca del tutto la sezione strategica, che nel documento oggetto di aggiornamento, invece, quello adottato dalla precedente amministrazione, è cospicua.  L’effetto singolare di questo ‘aggiornamento’ è quello che si avrà un DUP che delinea una strategia di mandato (quella della precedente amministrazione) e una serie di interventi da questa slegati.
Del resto, e questo è il dato che più colpisce, gli interventi sopra elencati hanno poco o nulla a che vedere con le linee programmatiche di mandato che l’attuale consiglio ha votato il 1° luglio 2019.
Il più rilevante degli interventi previsti nell’aggiornamento del DUP è il progetto della cosiddetta Università del mare. Le informazioni a disposizione nel documento sono queste:

 

 

 

Ragionando sulla base di queste scarne informazioni, integrate da quanto si è appreso dalla stampa, si tratterebbe, dunque, di trasferire l’attuale sede dell’università nelle aree a ridosso di quelle portuali abbandonando l’attuale complesso di Viale Pindaro, a quanto sembra da destinare a nuova sede della regione Abruzzo.
Vengono indicati un percorso (cronoprogramma) e quali sono i soggetti attori e partner, tra questi ultimi anche i privati proprietari delle aree, visto che l’intervento si estende a tutto il perimetro del piano particolareggiato n. 2, che include oltre al ‘waterfront’ anche tutte le aree dismesse lungo via Andrea Doria.
L’università del mare, a quanto sembra, occuperebbe le aree (di proprietà regionale) ex COFA e presumibilmente – mediante ulteriori accordi con i proprietari – quelle adiacenti (Pescaraporto) sino all’area della Camera di Commercio nei pressi del porto turistico.

 

Osservazioni e rilievi critici a caldo

 

1 – Il primo fondamentale punto è la totale assenza di un orizzonte strategico in cui inserire una scelta di tale portata. Il Comune – ente autonomo con propri statuti, poteri e funzioni secondo i principi fissati dalla Costituzione (art. 114 Cost.) – vive attraverso le maggioranze che si susseguono, ma è sempre lo stesso soggetto, esponenziale della stessa comunità. Al momento esistono un programma strategico, approvato dal consiglio comunale nel 2017, chiamato Verso Pescara 2027, un programma urbano della mobilità sostenibile, al momento nella fase della valutazione ambientale strategica dopo essere stato adottato dalla giunta sempre nel 2017, un masterplan della cultura della conoscenza al cui centro vi è proprio il potenziamento dell’università come ‘campus diffuso’ nell’attuale sito di Pescara sud. Paradossalmente tutto questo figura nel DUP, aggiornato dalla giunta in carica solo nella parte ‘operativa’.
Il metodo impiegato è il peggiore possibile dal punto di vista della ‘buona amministrazione’: nessuna visione strategica, ma il vecchio consolidato metodo del navigare a vista, con i risultati che sono sotto gli occhi di tutti.

2 – Nel merito, non è possibile valutare gli aspetti finanziari (la chiave di volta di questo progetto) di impatto territoriale e ambientale di qualcosa che al momento è solo un’idea vaga.
Quello che si può dire in termini generali su tale idea – a parte la ‘criticità’ (come pudicamente si dice nel DUP) di costruire in aree interdette all’edificazione perché soggette a esondazione – è che si fonda su una logica datata e non condivisibile, quella di concentrare funzioni a scala territoriale nel ‘cuore’ di una città, continuando a ingarbugliare una condizione già di per sé critica e squilibrata. Tanto più che, visti il coinvolgimento dei privati e l’estensione dell’intervento a tutto il PP2, la pressione insediativa sarà notevole. I sospetti di una colata di cemento e di una ulteriore ‘cortina’ sul mare, avanzati da più parti, non sono affatto peregrini.

 

La questione della mobilità è comunque altrettanto critica. Al momento l’area in questione è servita – si fa per dire – solo dal traffico automobilistico ed è difficile pensare a soluzioni alternative di trasporto di massa nel breve-medio periodo. Questo significa, considerando l’insieme di bagnanti e altri turisti, almeno nei mesi caldi, studenti e altri utenti dell’università e nuovi residenti, una moltiplicazione del traffico e dei parcheggi del tutto anacronistica nel momento in cui tutto il mondo civile spinge per la sostenibilità e la riduzione dell’impatto di carbonio.
La zona dell’attuale polo Pindaro è invece già inserita in un’area direzionale, servita da una fermata ferroviaria, nel prossimo futuro (si spera) da una fermata del trasporto metropolitano ecologico di massa, in grado di divenire elemento propulsore di una zona ricca di opportunità, ma anche bisognosa di sviluppo e riqualificazione. Una zona ormai ‘centrale’, ma allo stesso tempo cerniera tra la fascia costiera e i quartieri periferici alle sue spalle.
Prima di partire con protocolli d’intesa e concorsi di idee, che mettano la città dinanzi a fatti compiuti, si rifletta meglio e si apra un dibattito con la città e l’area metropolitana sul futuro che vogliamo.